Ci ha provato in tutti i modi a scomparire senza fiatare. A dire addio senza lasciare orme. Ma il ritiro di Joe Mauer, uno degli atleti più impressionanti ai tempi del college che è poi diventato uno dei ricevitori-simbolo della generazione del nuovo millennio, non può finire nell'oblio. Per 15 anni ha lasciato una traccia indelebile a Minneapolis. Per tre lustri è stato la bandiera della sua città natìa, ha rappresentato pienamente lo spirito dei "gemelli" e, nonostante si nasconda quando si parla degli allori individuali, ha vinto il premio di MVP nel 2009 (.365 di media battuta e leader della MLB in on-base percentage e slugging percentage) e si è aggiudicato tre batting titles (premio dedicato a chi ha registrato la miglior media battuta del campionato), qualcosa che nessun ricevitore nella storia della MLB ha mai conseguito. Un vero Twin, uno dei migliori e più fedeli nella storia della franchigia.

Non ha organizzato conferenze stampa per confermare il suo annuncio che si era già velatamente capito l'ultima partita della stagione appena trascorsa. Il 35enne ha salutato con una lettera di vecchio stampo, semplice come la sua personalità. Le motivazioni sono naturali. La salute è cagionevole e il rischio della commozione cerebrale, che nell'agosto 2013 ha cambiato definitivamente la direzione della sua ascendente carriera, è dietro l'angolo. In più c'è una famiglia da accudire. Le due figlie Emily e Maren, che non potevano essere altro che gemelle, aspettano un altro fratello o sorella e Joe vuole vederle crescere giorno dopo giorno, nello stesso modo in cui lui, con impegno e tanta umiltà, ha costruito una carriera da grande giocatore (Hall of Famer?).

LA LETTERA DI JOE MAUER

Le sue doti atletiche non erano in dubbio, ma molti furono scioccati dalla sua scelta di intraprendere la carriera da giocatore di baseball. Non abbiamo parlato di Mauer come sportivo a caso. Lui ha giocato a football al liceo e nel ruolo di quarterback ha trascinato Eden Prairie a vari titoli. Le sirene di Florida State lo Joe Mauer con i suoi tre sport (Minneapolis Star-Tribune)chiamavano come quarterback più promettente della sua annata. Una borsa di studio allettante, una vita da potenziale star della domenica, la fama. Tutto questo lo ha gettato con una scelta "di pancia": il baseball. Lui, che da piccolo è cresciuto con la passione della pallacanestro, ha deciso per il batti e corri perchè si divertiva, perchè aveva una sensazione diversa e, come capiremo nei suoi 16 anni da professionista, perchè voleva vincere con una squadra e non da solo. 

Mauer è stato la prima selezione del Draft del 2001. Per i Twins era una scelta ovvia ed era un passaggio di testimone simbolico. Nato e cresciuto a St. Paul, come il suo ultimo manager Paul Molitor,  poteva essere il successore di Rod Carew. Da qualche anno mancava un punto di riferimento a Minneapolis e l'avvento di questo promettente ricevitore, dagli occhiali particolari che dava l'idea di essere un nuovo Einstein piuttosto che un catcher, poteva cambiare le cose. 

Nel 2004 battè la prima delle 2123 valide in carriera. Due anni dopo si aggiudicò il primo batting title poi ne infilò due di fila fra 2008 e 2009. Il suo giro di mazza, di precisione chirurgica e di coordinazione invidiabile, non ha mai fatto troppo rumore. Tante valide, qualche home run (143 in totale nella sua carriera) al Metrodome assieme al suo gemello dalle stesse iniziali Justin Morneau e una continuità che ha trascinato Minnesota ai playoff due volte consecutive. Tuttavia, due volte si trovò davanti gli Yankees (nel 2009 e nel 2010) e la fortuna non fu dalla sua parte (vedi l'undicesimo inning di gara 2 della ALDS 2009).

Il sei volte All-Star sembrava involato verso una carriera gloriosa dopo altre annate di valore. Nonostante la difficoltà di transizione dal Metrodome a Target Field, Mauer è rimasto fedele alla sua squadra, firmando un contratto da 184 milioni per otto anni. La scadenza era prevista per il 2018. Ma il destino ha preso il sopravvento e il 19 agosto 2013 Mauer è vittima di una commozione cerebrale (un foul ball ha colpito la maschera di Mauer che è rimasto stordito dall'urto) che lo condizionerà per sempre. Non riceverà più, viene spostato in prima base e in battuta fatica. Nel 2017 chiude con una media di .305 e mostra sprazzi di quell'eccellenza a cui ci aveva abituato, ma la strada del tramonto era già intrapresa. Il veterano ha cominciato ad ispirare i giovani ragazzi come Polanco, Kepler, Escobar (ora in Arizona) e ha dato una mano anche alla crescita di Mitch Garver, uno dei ricevitori di quest'annata per Minnesota.

Il 2018 si conclude con numeri discreti (.282 media battuta) e il suo primo walk-off home run in carriera (meglio tardi che mai), ma il suo posto iniziava a vacillare, mentre il fisico lo aveva tradito un'altra volta dopo un tuffo in prima base che aveva innescato nuovamente la famigerata "concussion" e lo aveva tenuto fuori dai campi un altro mesetto. Per i Twins stava per concludersi una stagione mesta, con un bilancio negativo, e la partenza di Mauer, destinato alla free agency, contribuiva ad aggiungere tristezza negli spiriti del Minnesota. 

Nell'ultima partita contro i White Sox, Mauer era già stato protagonista della cerimonia pre-partita con le figlie e la moglie. La ricerca della sua ultima valida terminò all'ottavo inning con un classico laser in campo opposto che si è tramutato in un doppio. Piove una standing ovation. Paul Molitor poteva toglierlo per un pinch-runner, ma rimaneva un'ultima sorpresa.

Joe Mauer scese nella clubhouse e, come accordato qualche giorno prima con i dirigenti dei Twins e gli amici suoi più cari, decise di sfoggiare un'ultima volta la sua muta da ricevitore. Intanto, il manager Paul Molitor aveva parlato con Rick Renteria, skipper dei White Sox, per un tacito accordo. Con Joe dietro al piatto, nessuno doveva girare la mazza. Se fosse successo, i fantasmi della commozione cerebrale avrebbero colpito di nuovo. Matt Belisle lancia un ball nel turno in battuta di Yoan Moncada. Joe Mauer lascia così il palcoscenico di Target Field, salutato da uno scroscio di applausi che facevano presagire ad un addio.

A fine partita ha detto che avrebbe preso un periodo di riflessione per decidere. La scelta è arrivata questa notte. E mentre il baseball si chiede dove andranno i "bad boys" Bryce Harper e Manny Machado, un'altra bandiera, sempre rispettoso nei confronti del Gioco, dice addio. 

 

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