Stephen Piscotty si era svegliato alle 3:45 del mattino in California per prendere il volo per Boston alle 6 del mattino. Aveva appena trascorso le giornate più tristi della sua vita. Il ricordo della madre Gretchen, scomparsa il 4 maggio, sconfitta dalla Sclerosi laterale amiotrofica (SLA) all'età di 55 anni, lo aveva distrutto, gli aveva svuotato tutte le lacrime che aveva negli occhi e in aereo avrebbe cercato di recuperare le ore di sonno perse. 

Piscotty, che saltò qualche partita a fine 2017 proprio per problemi familiari, si era trasferito l'inverno scorso dai St. Louis Cardinals, squadra che lo aveva selezionato nel 2012, agli Oakland Athletics affinchè Stephen potesse stare accanto alla madre a Pleasenton (California) nella sua lotta contro la SLA. Gretchen, nonostante tutto il sostegno della famiglia e di tutti i suoi Piscotty (Glanzmann/Getty Images)conoscenti, non ce l'ha fatta. Lunedì a Livermore è stato fatto l'ultimo saluto. Trascorre una notte insonne, ma per Stephen era ora di tornare al baseball, per quanto fosse difficile, dopo quattro giorni di lutto.

Arrivato a Boston alle 6:45 del mattino, Bob Melvin, manager degli A's, gli ha dato l'opzione di sedersi in panchina e riadattarsi al gioco, al divertimento dopo tutta la sofferenza. Ma Stephen non ne ha voluto sapere e ha scelto di giocare. Lo scorso 8 maggio, nel suo primo at bat dopo la morte della madre, aveva battuto un singolo davanti alla standing ovation del pubblico del Coliseum, ma a Fenway Park, dopo il funerale, lo aspettava un momento ancora più intimo, toccante.

Nel suo primo at-bat del match ha affrontato Eduardo Rodriguez e aveva subito incassato due strike. Il venezuelano in pedana gli lancia un altro cutter che taglia verso l'interno. Piscotty punta i Green Monster a sinistra, anticipa il giro di mazza, trova l'impatto giusto. La palla scompare nel cielo di Boston e dirada le nuvole di quella giornata piovosa.

Piscotty percorre il diamante e da un significato puramente agonistico, il terzo punto per la sua squadra e il terzo home run della sua stagione, ogni metro percorso lo riporta verso il cielo. Pestata la terza base, si mette la mano sul cuore. E' il saluto che Stephen e Gretchen condividevano quando la madre non poteva più parlare e la frase era la più semplice e significativa: "Thank you and I love you."

"Ho pensato a mia mamma quando ho superato la terza base e mi sono messo la mano sul petto come faceva mia mamma. Sarà il mio gesto da qui in avanti" ha dichiarato un emozionato Piscotty nel post-partita.

Gioia è la parola chiave, è quella che ha trascinato tutta la squadra al successo contro i Red Sox anche nel secondo confronto a Beantown, ma di fronte a queste scene poco importa se vinci o se perdi.

Il baseball riserva storie che vanno oltre questo dualismo diabolico. Ci ha insegnato ancora che è sì un gioco, ma è anche un maestro di vita che esalta, distrugge, che ci fa portare una mano sul cuore e ci ricorda che il dono della vita è una benedizione per cui vale la pena lottare, andare avanti, nonostante tutte le avversità. 

 

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